La cantautrice napoletana con la sua band tutta al femminile disvela il ruolo di donne compositrici che la storia non ricorda più
Simona Molinari è sorprendente! Il suo spettacolo, al Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro, un po’ diverso dal solito, ha rappresentato il tangibile riconoscimento del valore – a volte disconosciuto – dell’operare del gentil sesso, riuscendo a divenirne un’autentica e valida interprete.
La cantautrice napoletana è riuscita così a far emergere con forza molte figure femminili che si siano distinte nel corso della loro vita per aver fatto qualcosa di molto importante e che spesso – anzi, nella maggiorparte dei casi – non si conosce, pur divenendo patrimonio della “conoscenza” dell’umanità. O meglio, ha “restituito” il merito a chi l’ha veramente avuto, frutto di una ricerca costante e di uno studio appassionato.
“La donna è mobile”, che è stato il titolo dato al suo progetto musicale, prendendo a prestito il verso di un noto pezzo del Rigoletto di Giuseppe Verdi è diventato così – nel sottile gioco di parole – il simbolo della versatilità di queste donne che in qualità di compositrici e di narratrici avrebbero sicuramente meritato una sorte migliore, in tutti i sensi.
Ebbene, Simona, è riuscita pienamente nel suo intento di restituire a queste donne la dignità che le spettava nello sforzo consapevole che tutto ciò che davamo per scontato alla vigilia, alla fin fine, non lo era. E quante emozioni ha suscitato Simona! Il suo è stato un viaggio musicale a ritroso in cui si spazia dall’opera lirica alla musica leggera fino a giungere a sonorità contemporanee.
Cantando e ballando Simona ha così ripreso all’inizio un vecchio pezzo di cui è stata interprete, in cui veniva rappresentata la sventurata e “poco di buono” Maddalena del noto “Jesus Christ Superstar” del 1973, sino ad approdare alla mitica Mina “la svitata”, la censurata interprete di canzoni iconiche che fu la prima a cantare un amplesso in: “L’importante è finire”.
Poi, senza soluzione di continuità, arriva a cantare: It’is A Man’s World” di James Brown, ma in realtà scritta dalla compagna dell’epoca Betty Jean Newsome “anche se a scrivere sono le donne, molto più facile è attribuirle agli uomini” chiosa Simona che passa subito ad interpretare “The Rising San Blues” meglio nota con “House of the Rising Sun” di Giorgia Turner – figlia di un minatore del Kentukcy – che fu la prima cantante folk americana ad aggiudicarsi un Grammy Awards e che la gran parte dei “conoscitori” della musica attribuivano ai “The Animals” in una loro cover del 1964. Fino ad arrivare ad un’altra cantautrice statunitense Dionne Warren, per passare a Giorgio Gaber di cui “Non arrossire” attribuita a quest’ultimo, probabilmente, era stata realizzata da colei che è stata definita la “prima cantautrice” italiana ovvero Maria Monti, con cui Gaber ebbe una relazione nel 1961.
Ecco perché è stata sorprendente la Molinari che con in “testa 2000 nomi di donne” ha disvelato degli aneddoti particolari difficili da cogliere. Per cui parafrasando la cantante napoletana “dietro a un grande uomo, c’è una donna che gli perdona la prepotenza!” ha aggiunto ridendo, scherzandoci un po’ su! Finanche il testo famoso di una nota canzone di Lucio Dalla:“4 marzo 1943” appartiene alla paroliera e accademica italiana Paola Pellettino.
Ebbene, con grazia, sollevando ogni tanto un bicchier di vino – che si era versata lei stessa all’inizio della performance – e sorseggiandoci un po’ tra un pezzo e l’altro, la Molinari dà sfoggio della sua bella voce, raffinata e suadente. Incanta Simona, interpretando i pezzi di cui racconta la storia e il vissuto, fino a intonare un suo pezzo: “La verità”. La affiancano sul palcoscenico – non a caso – quattro musiciste e coriste del calibro di Sade Mangiaracina al pianoforte e alle tastiere, Chiara Lucchini al sax alto e flauto, Elisabetta Pasquale al basso elettrico ed infine Francesca Remigi alla batteria.
Dunque, s’è trattato di uno spettacolo nello spettacolo nel quale oltre a far memoria il pubblico s’è divertito e, contestualmente, s’è emozionato tanto”! I calorosi appalusi alla fine, del resto, lo hanno ampiamente dimostrato. E, non poteva esserci migliore conclusione di una stagione ricca e densa di appuntamenti di rilievo al Politeama “Mario Foglietti”. Una stagione targata Antonietta Santacroce, sua sovrintendente e direttrice artistica.

