Un grande capolavoro del barocco rivisitato in chiave moderna, Gianluca Capuano sul podio,
Un oratorio del 1700 con quattro figure allegoriche catapultato nello scintillio effimero della contemporaneità simboleggiata dai talent show e dal successo facile: è questa l’idea che traina Robert Carsen nel portare in scena, per la prima volta al Costanzi, Il trionfo del tempo e del disinganno, primo oratorio di Händel scritto a Roma, a soli 22 anni su libretto del cardinale Benedetto Pamphili.
L’oratorio in realtà offre una profonda riflessione di carattere morale dove Bellezza viene sedotta dalle frivolezze di Piacere, che le offre una vita lussuosa e facile, ma Tempo e Disinganno le mostrano la verità accompagnandola in un percorso catartico che si conclude con il ritrovamento e l’accettazione della sua mortalità in un palcoscenico ormai privo di ogni finzione.
In maniera inaspettata Carsen catapulta una dissertazione morale del Settecento nella vacuità dei media, nel trionfo dell’apparire e nella dispersione dell’io che viene riflesso in una molteplicità di schermi.
Rischioso forse optare per un allestimento così distante dal libretto, ma lo spettacolo di Carsen, realizzato per il Festival di Salisburgo nel 2021, nel complesso funziona e piace al pubblico anche se la messinscena, seppur molto equilibrata nell’idea portante, appare più funzionale e riuscita quando dalla luminosità accecante (anche nei costumi di Gideon Davey) del talent arrivano Tempo e Disinganno che portano con loro la la semplicità e l’asciuttezza di una scena in penombra (luci di Peter van Praet), ancor di più nella seconda parte quando le certezze di Bellezza cominciano ad essere scalfite.
Su tutto regna però la sublime musica di Händel che sembra inevitabilmente aderire meglio a una scena asciutta ed essenziale: Gianluca Capuano sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. offre una direzione di rara e sofisticata eleganza che emoziona l’ascoltatore accompagnando con grazia le voci. Bellezza è il Johanna Wallroth, fisicamente perfetta per il ruolo e convincente nella sua catarsi, di voce agile e brillante, ma ancora già convincente nelle arie intimistiche e sofferte. Accanto a lei Anna Bonitatibus, interprete di riferimento del repertorio barocco che regala a Piacere (ruolo scritto probabilmente per un castrato) le sfolgoranti sfumature vocali fra tentazioni di ogni genere, inclusa Lascia la spina, cogli la rosa (fra le arie più celebri di Handel poi ripresa anche con altre parole nel Rinaldo), fra i momenti più intensi dello spettacolo. Di autorevole intensità la voce del tenore inglese Ed Lyon nel ruolo del Tempo che diventa una sorta di prelato. Applaudissimo il controtenore Raffaele Pe (già nel Giulio Cesare di Händel al Costanzi) nel ruolo di Disinganno (che nel libretto diventa Consiglio) trasformato in uno psicoanalista, che sfoggia una voce illuminata di grazia.
Una spettacolo che di certo non è di gradimento ai puristi, ma che funziona in ogni suo ingranaggio: grandi applausi del pubblico. Spettacolo da non perdere: Il trionfo del tempo e del disinganno, capolavoro assoluto del barocco, va in scena domenica 12 aprile ore 16:30 e martedì 14 aprile ore 20:00.
Fabiana Raponi

