Prima nazionale 8 ottobre 2026 | ore 21 Romaeuropa | Mattatoio | Roma poi in tournée fino al 4 novembre
Dopo il successo dello scorso anno, torna BAMBU 2026, progetto che mira allo sviluppo delle relazioni culturali con l’Africa subsahariana, attraverso una tournée nazionale ancora più ampia di spettacoli di danza e teatro contemporanei, realizzati da artisti del continente africano, e un convegno internazionale con artisti, operatori culturali, giornalisti, studiosi, rappresentanti delle istituzioni ed ex diplomatici italiani e africani.
Il debutto nazionale avverrà l’8 ottobre al Mattatoio di Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival. Seguiranno tappe in varie città italiane: Pesaro l’11 ottobre nella Chiesa della Maddalena; Gorizia il 16 ottobre ospite del Festival Visavì; Lecce il 18 ottobre ai Cantieri Culturali Koreja; Trento il 22 ottobre al Teatro di Villazzano; Reggio Emilia il 24 ottobre al Teatro Ariosto; Milano il 25 ottobre al PIMOFF; Genova il 28 ottobre al Teatro della Tosse; Firenze l’1 novembre nell’ambito della rassegna Komorebi; Porcari (LU) il 4 novembre nell’ambito di SPAM!.
A conclusione del tour nazionale, avrà luogo il convegno, “Le ragioni di un Piano Piaggia” – Per una cooperazione culturale paritaria e non predatoria con l’Africa subsahariana, organizzato da ALDES in collaborazione con la rivista Nigrizia, il 3 e 4 novembre tra Palazzo Boccella, nella frazione di San Gennaro nel comune di Capannori, e gli spazi culturali ART’è a Capannori e SPAM! a Porcari.
BAMBU mira a costruire un ponte culturale tra Italia e Africa subsahariana a partire da un principio di collaborazione concreta, reciproca e non gerarchica. Più che una vetrina, è uno spazio di incontro tra artisti, programmatori e contesti, nato per far emergere la vitalità della scena africana contemporanea e creare connessioni durature tra persone, pratiche, visioni e istituzioni.
Per questa seconda edizione, tutta al femminile, BAMBU presenta tre brevi assoli firmati da tre autrici dell’area equatoriale africana: MAHAKA di Linda Sarki Johnson (Nigeria), KIZAZI di Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo) e THIN LINE di Diana Odhiambo (Kenya). Tre sguardi, tre prospettive diverse, che interrogano l’universo sociale e simbolico della donna d’Africa, mettendo in tensione tradizione e cosmopolitismo, memoria e trasformazione.
In MAHAKA, assolo coreografato e interpretato da Linda Sarki Johnson, il corpo si fa luogo di emancipazione e reinvenzione. Il titolo, che in lingua Irigwe significa “libertà”, annuncia un percorso di liberazione dai vincoli della tradizione per aprirsi a nuove possibilità di movimento, espressione e autoaffermazione. Radicato in una pratica improvvisativa profondamente connessa alle matrici africane del gesto e del ritmo, il lavoro trasforma interferenze, distrazioni e rotture del flusso in materiale creativo, fino a far emergere una danza che celebra l’individualità come atto di resistenza e scoperta di sé.
Con KIZAZI, Stéphanie Mwamba costruisce una danza di memoria, trasmissione e metamorfosi, in cui la tradizione congolese dialoga con pratiche coreografiche contemporanee. Il corpo diventa qui archivio vivente, attraversato da tracce ancestrali, cicli vitali, emozioni sepolte e genealogie femminili. È un lavoro intimo e rituale, che guarda al grembo come luogo di memoria e matrice creativa, e alla danza come strumento di riconnessione con una forza originaria, organica, tellurica.
In THIN LINE, Diana Odhiambo parte dalla propria esperienza di una delle pochissime danzatrici contemporanee attive a Kisumu, in Kenya, per dare corpo a un lavoro insieme personale e politico. Attraverso l’intreccio di movimento, testo, musica e voce, il solo porta alla luce le storie spesso taciute delle madri africane e le lotte che continuano a risuonare nei corpi delle loro figlie, cercando un equilibrio fragile ma necessario tra decolonizzazione e conservazione del patrimonio culturale, tra ferita individuale e memoria collettiva.
Ogni serata è accompagnata da un incontro con il pubblico moderato da Roberto Castello, coreografo tra i più importanti della scena italiana, ideatore del progetto e direttore artistico di ALDES, che cura la produzione esecutiva.
Il convegno LE RAGIONI DI UN PIANO PIAGGIA – Per una cooperazione culturale paritaria e non predatoria con l’Africa subsahariana contiene nel titolo il desiderio di aprire una riflessione sulle prospettive della cooperazione culturale tra Italia e Africa, a partire da criteri di reciprocità. Il convegno riunirà artisti, accademici, curatori, rappresentanti istituzionali e operatori culturali provenienti da Italia, Kenya, Nigeria, Sudafrica, Mozambico, Senegal, Burkina Faso e Tanzania, con l’obiettivo di interrogarsi su nuovi possibili modelli di relazione interculturale.
Il richiamo al Piano Mattei del governo italiano non è soltanto nel titolo: è lo spunto per portare al centro della discussione il ruolo della cultura nella costruzione di relazioni realmente rispettose e durature tra Europa e Africa, oltre una prospettiva unidirezionale o prevalentemente economica. L’obiettivo è interrogarsi su cosa possa significare oggi cooperare sul piano culturale, riconoscendo all’Africa un ruolo di interlocutore e produttore di pensiero, non soltanto di produttore di risorse naturali.
A dare il nome al convegno è Carlo Piaggia, esploratore italiano, originario di Capannori, che nell’Ottocento visse per anni tra le popolazioni dell’Africa centrale, divenendo celebre per essere stato il primo europeo che raggiunse nel XIX secolo il popolo che ora viene chiamato Azande. «Piaggia considerava normale trattare con rispetto le persone che incontrava e non intese mai civilizzare né catechizzare nessuno – spiega Roberto Castello – Ciò che ci ha colpito della sua figura è proprio questo modo di porsi di fronte all’altro, basato sul rispetto e sulla capacità di vivere una relazione senza pretendere di imporre un modello».
Da qui prende avvio il confronto della seconda edizione che, grazie anche alla presenza di figure autorevoli come Severino Ngoenha e Felwine Sarr – che saranno protagonisti il 3 novembre a Capannori, presso Art’E’, di un incontro pubblico in cui illustreranno il loro pensiero sociale e filosofico – affronterà il contributo africano al pensiero e all’arte contemporanei, con n approfondimento sui concetti di afrotopia e di critica al brutalismo, attraverso i quali vengono esplorate, rispettivamente, nuove possibilità di sviluppo e forme di critica ai modelli economici dominanti. Al centro della discussione saranno inoltre le forme della cooperazione culturale e il ruolo sociale dello spettacolo dal vivo nell’era digitale. Il confronto porterà infine alla definizione di un vademecum etico per una collaborazione culturale fondata sulla reciprocità, capace di mettere in discussione le asimmetrie storiche e favorire nuove forme di relazione tra Italia e Africa.
BAMBU trae ispirazione dal pensiero dello scrittore e intellettuale keniota Ngugi Wa Thiong’o, figura di riferimento non solo della cultura africana, ma del panorama culturale mondiale. In particolare, il progetto raccoglie il suo invito a “spostare il centro del mondo” e a “decolonizzare la mente”, incoraggiando uno sguardo sul mondo che non parta esclusivamente da una prospettiva eurocentrica, ma che sia in grado di accogliere esperienze e patrimoni culturali diversi, capaci di offrire nuovi orizzonti e prospettive. Un’esortazione più che mai attuale, in un momento storico che impone di ripensare radicalmente le relazioni tra Nord e Sud del mondo, lasciandosi alle spalle pregiudizi, ignoranza e logiche di dominio che hanno segnato i secoli passati.
Il progetto si pone quindi come un esperimento etico, artistico e politico, che nasce dall’esigenza di dimostrare come sia possibile fare cooperazione culturale di qualità anche al di fuori dei circuiti istituzionali più consolidati. È un invito ad allargare lo sguardo, un gesto di ascolto e apertura, un’esperienza che, pur senza risorse stanziate, si fonda sull’etica, la concretezza e la volontà di immaginare – attraverso l’arte – un mondo più giusto, condiviso e consapevole.
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programma
MAHAKA
progetto, coreografia, costumi e interpretazione LINDA JOHNSON SARKI
musiche Gx Banton e Igben Vessy
disegno luci John Pio Edozie
produzione The Q Dance Company
Mahaka, in lingua Irigwe – popolo che vive nel distretto del Bassa, in Nigeria – significa “Libertà”. Un titolo programmatico dal momento che il lavoro di Linda tratta del liberarsi dai vincoli della tradizione per esplorare nuovi stili, movimenti ed espressioni. Un lavoro saldamente radicato in quel filone creativo improvvisativo che ha le sue origini profonde nella cultura africana, a cui si sono ispirate le forme più libere del jazz. Un lavoro quindi che prende le distanze dalle convenzioni per celebrare l’individualità, la creatività e la scoperta dell’universo interiore per trasformarle in un potente strumento creativo. Un percorso che si nutre del momento e dell’ambiente circostante con le sue interferenze e distrazioni, che spezzano il flusso creativo ma allo stesso tempo gli consentono di ripartire su basi sempre nuove. Man mano che la danza procede, la lotta si trasforma in una celebrazione della libertà e dell’individualità e in un potente atto di autoaffermazione.
Linda Sarki Johnson (1998) conosciuta con il nome d’arte Eskapee, è una danzatrice e performer nigeriana originaria di Jos, nello Stato del Plateau nota per la sua versatilità, la forte presenza scenica, la profondità emotiva e la capacità di adattarsi a diversi ambienti creativi, creando performance autentiche e innovative benché profondamente radicate nella cultura africana. Si è diplomata alla QSchool, uno dei dipartimenti del Qdance Center, straordinario progetto culturale nato nel 2014 nel centro di Lagos per la formazione di danzatori, musicisti, artisti mediali e organizzatori. Linda è attualmente danzatrice della QDance Company. Linda è inoltre molto impegnata nella formazione delle nuove generazioni e ha fondato la Eskapee Kiddies Dance Academy a Jos, dove insegna ai bambini non solo tecniche di danza, ma anche valori essenziali come la disciplina, la fiducia in se stessi.
KIZAZI
coreografia, regia e interpretazione STÉPHANIE MWAMBA
occhio esterno Abdoulaye Trésor Konate, Nadia Beugré, Virginie Dupray
musiche Skill Sawasawa
produzione cie Ochula, Libr’Arts / Virginie Dupray, assistita da Noura Soumahoro
con il sostegno di École des Sables – Toubab Dialaw, Amizero Company – Kigali, Ambasciata di Francia in Costa d’Avorio, Institut français de Côte d’Ivoire
Kizazi è un lavoro che batte al ritmo della vita, radicato nella danza tradizionale congolese, ma che allo stesso tempo interagisce con le pratiche artistiche contemporanee. Una danza di memoria e trasformazione, dove radici e rinnovamento si incontrano. Kizazi è un percorso per riconnettersi con l’ancestrale, una danza profondamente intima che interroga la memoria del corpo come via per dispiegarne appieno il potere creativo. È un dialogo con coloro che ci hanno preceduti, un omaggio alle stirpi femminili che hanno portato, dato alla luce, resistito e creato; uno strumento per curare, onorare e trasformare in cui la danza diventa un rituale di riconnessione con la forza tellurica che abita ogni grembo, ogni persona attraversata dalla storia. Il processo creativo di Stéphanie esplora il corpo come un archivio vivente, dove il grembo è sia memoria, che matrice. Attraverso il movimento, cerca di portare alla luce le tracce lasciate dalle generazioni passate, i cicli della vita e le emozioni sepolte, e di celebrare il potere del femminile attingendo ai ritmi organici del corpo – pulsazioni, contrazioni, ondulazioni – e agli elementi naturali – radici, rami, linfa. Tra improvvisazione sensoriale e composizione strutturata, Stéphanie dà vita a movimenti istintivi, fluidi, radicati, legati alla terra e al respiro delle origini.
Stéphanie Mwamba (1997) è una coreografa, performer, attrice e giornalista nata a Goma nella Repubblica Democratica del Congo. Dopo essersi formata in danza contemporanea e tradizionale al Foyer Culturel de Goma, ha lavorato come solista con la sua compagnia Ochula Cie. Come performer, ha partecipato alla ripresa di La sagra della primavera di Pina Bausch. Nel 2019 ha fondato l’Ochula Center, uno spazio dedicato alla formazione, alla ricerca e all’insegnamento della danza tradizionale e contemporanea, situato a Minova, nella Repubblica Democratica del Congo. Il centro promuove gli scambi artistici e ospita residenze, contribuendo allo sviluppo della scena coreografica locale. La sua infanzia è stata segnata dalla disgregazione del Paese a causa di numerose ribellioni che l’hanno separata dalle sue radici nel Kasai, nel Congo centrale. La danza e l’identità culturale sono diventate il legame originario che la collega alle sue radici perdute e i pilastri del suo approccio artistico che affonda le sue radici nelle danze tradizionali, che lei fonde con le tecniche della danza contemporanea.
THIN LINE
coreografia e danza DIANA ODHIAMBO
voce fuori campo Eliane Umuhire (Ruanda/Francia)
testo Wesley Ruzibiza
musica Randolph Mathews (Regno Unito)
drammaturgia Wesley Ruzibiza (Ruanda)
Thin Line si ispira alle sfide quotidiane delle giovani artiste africane che devono destreggiarsi tra il peso delle aspettative culturali e la tensione tra passato, presente e futuro. In molte comunità le norme di genere impongono alle donne di conformarsi ai ruoli tradizionali e dedicarsi esclusivamente alla cura degli altri lasciando loro poco spazio per il loro percorso artistico. Thin Line parte dall’esperienza personale di Diana, una delle pochissime danzatrici contemporanee a Kisumu, in Kenya. È quindi un lavoro, sia personale che politico che parla di resilienza a partire da una non scontata prospettiva femminile alla coreografia. Porta alla luce le storie sottaciute delle madri africane e le lotte che riecheggiano nei corpi delle loro figlie. Il cuore dell’opera è la voce delle donne africane che rivendicano, non solo di essere viste, ma anche di essere ascoltate nella loro forza, nella loro vulnerabilità e nella loro verità. Combinando movimenti africani contemporanei, moderni e tradizionali con testo, musica e dialogo, Thin Line cerca l’equilibrio tra la decolonizzazione e la conservazione del patrimonio culturale, tra la ferita personale e la memoria collettiva.
Diana Odhiambo (1993) vive a Kisumu, in Kenya e collabora regolarmente a progetti interdisciplinari panafricani. Nel 2024 si è diplomata in danza contemporanea africana presso l’École des Sables, in Senegal, approfondendo il suo linguaggio coreografico e la sua visione artistica. Attraverso Thin Line, rivendica la visibilità e il potere delle voci femminili africane nella danza e nella società.
CREDITI
BAMBU tournée 2026
Mahaka di Linda Johnson Sarki (Nigeria)
Kizazi di Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo)
Thin Line di Diana Odhiambo (Kenya)
Debutto/Prima nazionale
8 ottobre Romaeuropa Festival/ Mattatoio, Roma – h 21
Biglietti € 12
Info tel 06 4555 3050 | promozione@romaeuropa.net
www.romaeuropa.net
Date successive
11 ottobre, Chiesa della Maddalena – Pesaro
16 ottobre, Festival Visavì – Gorizia
18 ottobre, Cantieri Culturali Koreja – Lecce
22 ottobre, Teatro di Villazzano – Trento
24 ottobre, Teatro Ariosto / sala Verdi – Reggio Emilia
25 ottobre, PIMOFF – Milano
28 ottobre, Teatro della Tosse – Genova
01 novembre, Rassegna Komorebi – Firenze
04 novembre SPAM!, Porcari (LU)
Durata 90’ circa
LE RAGIONI DI UN PIANO PIAGGIA
Per una cooperazione culturale paritaria e non predatoria con l’africa subsahariana
3 – 4 novembre 2026
Palazzo Boccella, fraz San Gennaro di Capannori (LU) | ART’è, Capannori (LU) | SPAM!, Porcari (LU), dalle h 9:00
Convegno a cura di ALDES | SPAM! in collaborazione con NIGRIZIA
con il patrocinio di Regione Toscana e Provincia di Lucca
in collaborazione con il Comune di Capannori
con il sostegno di MiC Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Capannori, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, CESVOT, Odissea Cooperativa Sociale, Selene – Reliable. Responsible
In collaborazione con l’Università di Pisa – Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Il convegno e la serata ad Artè sono ad INGRESSO LIBERO
INFO: mob/wa 3483213503 – info@spamweb.it – www.aldesweb.org – www.nigrizia.it
BAMBU
è un’idea di Roberto Castello
produzione esecutiva: ALDES
coordinamento organizzativo: Kyra Castello
distribuzione: Beatrice Tani

