31 ottobre - 1° novembre al Teatro Vascello
Come si immagina l’ultima danza? E che cosa resta di un’artista quando decide di lasciare la scena? Da queste domande nasce Catalogo, il progetto di Marco D’Agostin con Marta Ciappina, in prima assoluta il 31 ottobre e il 1° novembre al Teatro Vascello, nell’ambito del Romaeuropa Festival, in corealizzazione con La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello e in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
Al centro dello spettacolo c’è M., una danzatrice che ha deciso di congedarsi dalle scene. Nella sala prove, ogni giornata potrebbe essere l’ultima e ogni danza l’occasione per ripercorrere una parte della propria storia artistica. Ma come si dà forma a un addio? E chi può immaginare il movimento che lo accompagna?
Marco D’Agostin e Marta Ciappina hanno rivolto questa domanda a quattro artisti e realtà della scena contemporanea: Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten. A ciascuno è stato chiesto di creare una danza per Marta senza conoscere le proposte degli altri. Ne nasce una sorta di appuntamento al buio coreografico, in cui linguaggi e sensibilità differenti si incontrano per comporre un unico spettacolo.
Le quattro creazioni affrontano modi diversi di intendere il corpo e il movimento, dando vita a una sequenza di visioni autonome, unite dalla presenza di una stessa interprete e dalla domanda che le attraversa. La drammaturgia di D’Agostin tiene insieme questi materiali, accompagnando il passaggio da una proposta all’altra e costruendo un percorso che interroga il significato della fine, senza considerarla necessariamente un punto definitivo.
La sala prove diventa il luogo in cui questa storia prende forma: uno spazio di lavoro quotidiano, fatto di tentativi, allenamenti e relazioni, nel quale la decisione di lasciare la danza si intreccia con il desiderio di continuare a danzare. Marta Ciappina porta in scena la propria esperienza di interprete, mettendosi alla prova con le visioni di artisti che hanno immaginato per lei movimenti, gesti e possibilità inedite.
Per D’Agostin, che con Ciappina aveva già realizzato Gli anni — due Premi Ubu come ‘Miglior spettacolo di danza’ e ‘Miglior attrice/performer’ a Marta Ciappina — il progetto è anche un’occasione per tornare sul rapporto tra performer e spettatore e su ciò che accade quando un corpo raggiunge un limite. Ma in Catalogo la domanda non riguarda soltanto la fine di una carriera: riguarda anche ciò che viene dopo, lo spazio che si apre quando qualcosa si conclude e la possibilità di immaginare nuove forme di presenza.
Il titolo suggerisce una raccolta di danze possibili, un repertorio di tentativi e di congedi che non cerca una risposta definitiva. Perché forse l’ultima volta non coincide con un gesto solenne o con una separazione irrevocabile. Può essere, piuttosto, un’altra occasione per muoversi, incontrarsi e guardare il proprio percorso da una prospettiva diversa.
Con Catalogo, Marco D’Agostin e Marta Ciappina costruiscono così un incontro tra autori e linguaggi differenti, affidando alla danza il compito di esplorare una domanda universale: come ci si prepara a lasciare qualcosa a cui si è dedicata la propria vita? E quanto può ancora accadere, prima e dopo l’ultima volta?
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