Il trittico contemporaneo rilegge tre capolavori della danza. Petruschka, Afternoon of a Faun e Le Sacre du printemps dal 27 ottobre all’8 novembre a Roma
Settimana all’insegna della danza al Teatro dell’Opera di Roma che dopo Icone della danza, galà ideato e diretto da Eleonora Abbagnato, chiude la stagione con il secondo Trittico contemporaneo di Goecke/Robbins/Bausch, in scena dal 27 ottobre (alle ore 20.00) all’8 novembre.
Protagonisti del Trittico le Étoiles, i Primi Ballerini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, insieme all’Orchestra del lirico capitolino che sarà diretta da Andrew Litton.
Le tre riletture di capolavori della danza, Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka firmato da Marco Goecke, Le Sacre du printemps di Pina Bausch con la coreografia originale ripresa da Clémentine Deluy, Jorge Puerta Armenta insieme a Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi, rappresentano un omaggio ai Ballets Russes e al suo fondatore Sergej Djagilev.
I titoli riproposti non solo hanno segnato la storia della danza, ma in particolare la storia della celeberrima compagnia e del Costanzi che ha ospitato le coreografie nel corso degli anni.

Il trittico conferma la costante attenzione di Eleonora Abbagnato Direttrice del Corpo di Ballo verso le i linguaggi contemporanei della danza e verso la crescita inarrestabile dei danzatori che ha introdotto due serate con creazioni di danza contemporanea in ogni cartellone fin dal suo arrivo al Costanzi, oltre 10 anni fa.
Titolo di punta forse della serata è la leggendaria Le sacre du Printemps di Pina Bausch
La compagnia capitolina era stata la prima compagnia italiana a interpretare la coreografia sulla terra due anni fa sul palco delle Terme di Caracalla in occasione del 50esimo anniversario della coreografia creata nel 1975: ora la versione capolavoro di Pina Bausch approda per la prima volta al Costanzi mostrando tutta la sua forza rivoluzionaria, la ridefinizione del rapporto fra corpo e danza.
Sulla note de Le Sacre di Igor Stravinskij e il palcoscenico ricoperto di terra (deato da Rolf Borzik) prende forma una comunità dominata dalla paura, dove gli uomini e le donne sono trascinati in una danza rituale che culmina nella scelta dell’Eletta, la giovane donna chiamata (o condannata) a compiere il sacrificio finale.
“Credo che Le Sacre sia davvero un titolo unico a livello musicale, di forza e di interpretazione, ma anche a livello di gruppo e di quello che si percepisce in sala, di ciò che riporti in scena e percepisci a livello di emozioni – commenta Eleonora Abbagnato – Pina Basuch chiedeva ai danzatori di trovare sé stessi. Quando ho ballato Le Sacre per la prima volta avevo 19 anni e quando l’ho interpretato l’ultima volta avevo 40 anni. Ero completamente diversa e dovevo tirar fuori tutto il mio passato, il presente e la mia personalità che è emersa La coreografia ti chiede di cercare qualcosa di speciale dentro di te. Quando programmiamo qualcosa del genere è sempre per far crescere ancora di più la compagnia. Non è solo lo spettacolo e la bellezza del lavoro di Bausch, è perché lo porti dietro con tutto il suo percorso”.

Le Sacre di Pina Bausch rappresenta qualcosa di unico a livello visivo ed emozionale per il pubblico e per i danzatori che “devono sperimentare da soli la capacità di trovare il proprio desiderio, la propria resistenza, imparandolo da soli – commenta Jorge Puerta Armenta che cura la ripresa coreografica – misurandosi con una coreografia impegnativa e difficile mantenendo la qualità del ritmo, la velocità, un terreno che è imprevedibile”.
Se la Sacre esercita un indiscutibile fascino, la serata si apre con Afternoon of a Faun, balletto neoclassico del 1953 di Jerome Robbins,su musica di Debussy: un titolo del grande coreografo americano che torna a Roma dopo ben 22 anni di assenza. Robbins trasforma radicalmente l’universo del poema sinfonico Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy trasferendo l’incontro tra il fauno e la ninfa all’interno di una sala prove. Marianna Suriano e Andrea D’Ottavio e i solisti Elena Bidini (5, 7, 8) e Giacomo Castellana (5, 7, 8) interpretano una coppia di giovani danzatori che si incontrano e si osservano come davanti a uno specchio trasformando la quarta parete del teatro in una superficie immaginaria dove contemplare la propria immagine fra narcisismo, attrazione, sensualità.
Cuore della serata è Petruschka con la coreografia di Marco Goecke, pluripremiato coreografo tedesco, due volte nominato Choreographer of the Year dalla rivista Tanz oltre che premiato con l’ambito Nijinsky Award.
La Petruschka di Goecke è una versione contemporanea creata nel 2016 per il Ballett Zürich, ispirandosi al balagan, il teatro popolare russo delle fiere.
Sul palco la prima ballerina Federica Maine (Ballerina), il solista Giacomo Castellana (Petruschka), in alternanza con Luca Giovanetti (5, 7), l’étoile Alessio Rezza (Moro) e il primo ballerino Claudio Cocino (Mago) animano la triste stria della marionetta condannata a vivere ai margini. Goecke trasforma Petruschka in un outsider raccontando la sua dimensione fra realtà e finzione. Le scene e i costumi sono di Michaela Springer, le luci di Udo Haberland, la drammaturgia di Michael Küster.
Dopo la prima rappresentazione di martedì 27 ottobre alle ore 20.00, il Trittito torna in scena anche il 28 ottobre ore 20.00, il 5 e 6 novembre ore 20.00, il 7 novembre ore 18.00, l’8 novembre ore 16.30. Info: www.operaroma.it
Fabiana Raponi

