Muta-morfosi – Body performance muta, nuda e cruda di e con Sara Lisanti
Cosa resta di noi quando decidiamo di cambiare pelle? Muta-morfosi, la potente e intensa performance di Sara Lisanti, andata in scena al MOA – Museum of Operation Avalanche di Eboli, tenta di rispondere a questa domanda con un linguaggio essenziale, viscerale e radicalmente corporeo. Nessuna parola, solo il corpo. Nudo, crudo, fragile e determinato. Una sfida scenica, emotiva e concettuale, che scava nelle profondità dell’identità per restituirci la verità del cambiamento.
Lo spettacolo, già pluripremiato a livello internazionale, ha collezionato numerosi riconoscimenti in festival di performing arts e body art contemporanea, girando in diverse città italiane e ottenendo ovunque riscontri di rilievo, sia da parte della critica che del pubblico. La sua forza sta nella capacità di raccontare, attraverso un linguaggio universale come quello del corpo, un tema intimo eppure collettivo: la trasformazione.
Originaria di Salerno e oggi residente a Torino, Lisanti conduce il pubblico in un viaggio di metamorfosi che si ispira al processo di muta dei rettili. Per circa quaranta minuti, la performer si fa veicolo vivente di un cambiamento interiore, mettendo a nudo – nel senso più autentico – la fatica, la necessità e la bellezza del trasformarsi. Nella scena iniziale, racchiusa in una teca di legno trasparente, l’artista evoca i movimenti e i comportamenti del Tegu Argentino, un rettile che ha allevato per anni e che ha profondamente influenzato il suo immaginario corporeo e creativo. È da questa creatura che Lisanti trae ispirazione per rappresentare l’inizio di un ciclo, la resistenza alla muta e infine il rilascio.
Il corpo, segnato da lente movenze, tensioni accumulate e improvvise liberazioni, racconta di una prigione emotiva che, piano piano, si incrina fino a rompersi. L’arrivo di una “mano altrui” – un’altra figura femminile in scena, essenziale e discreta – sottolinea come l’evoluzione non sia mai un percorso totalmente solitario: l’altro è spesso scintilla e sostegno, ostetrico della nostra rinascita.
La scenografia, minimale ma evocativa, richiama habitat rettiliani, completando la metafora con coerenza visiva. Tuttavia, lo spazio del MOA ha presentato una criticità evidente: la teca in legno, fulcro dell’azione iniziale, era posizionata in modo tale da risultare invisibile per buona parte del pubblico, specialmente per chi sedeva oltre le prime file. Un peccato, perché proprio nei primi dieci minuti si avvia quel lento e magnetico processo di svelamento che meriterebbe piena fruizione da parte di tutti. Per future repliche, un ripensamento della disposizione scenica potrebbe restituire maggiore equità visiva.
Le musiche, ben scelte e coerenti con il tema, non fungono da semplice accompagnamento ma si rivelano un elemento drammaturgico a tutti gli effetti. Come un personaggio invisibile, le sonorità avvolgono la scena e amplificano le vibrazioni interiori della protagonista, diventando parte integrante della narrazione. Le luci, dosate con intelligenza, cesellano i volumi e le ombre, dando spessore ai momenti di tensione e lirismo. L’effetto video proiettato inizialmente sul fondale – simbolico e suggestivo – è stato però utilizzato solo nei minuti iniziali: un potenziale visivo interessante, che avrebbe potuto accompagnare con maggiore continuità il percorso di trasformazione.
Nel complesso, Muta-morfosi è un’esperienza teatrale coraggiosa, visiva e coinvolgente, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico presente – numeroso e concentrato – senza mai perdere intensità. In un panorama teatrale in cui la parola spesso domina, Lisanti sceglie il silenzio e il corpo come campo di battaglia e di poesia, offrendo al pubblico un rito laico di liberazione e consapevolezza. È teatro, è arte visiva, è performance, ma soprattutto è un invito a guardarci dentro e, forse, a iniziare anche noi a cambiare pelle.

