Al Teatro Quirino di Roma fino all’11 maggio 2025
Il regista berlinese Peter Stein ha un’inclinazione per lo scrittore russo Anton Čechov, apprezzandone la vena ironica e comica. Con un affiatato e collaudato gruppo di interpreti propone tre atti unici, nei quali emerge la profonda conoscenza di Čechov della natura umana e delle sue debolezze, tracciando personaggi che sotto una patina di perbenismo si rivelano pedanti e permalosi e poco inclini ai sentimenti.
Gli atti unici, scritti tra il 1884 e il 1891, ispirati alla commedia francese e al vaudeville, sono stati rappresentati in tutto il mondo, facendo divertire intere generazioni di spettatori.
Sono “scherzi scenici” di paradossale comicità divenuti dei classici, che l’autore descrive come “i drammi più piccoli del mondo… in generale, è molto meglio scrivere cose piccole che grandi: poche pretese e successo assicurato. Cos’altro?”.
Dalle note di regia: “Dopo l’insuccesso delle sue prime due opere, il giovane Čechov giurò di non scrivere mai più per il teatro drammatico e decise di dedicarsi esclusivamente al vaudeville. Questa circostanza ci ha regalato una serie di atti unici, pieni di sarcasmo, di comicità paradossale, di stravagante assurdità e folle crudeltà, e che a loro volta sono diventati il terreno fertile per l’esperienza e la preparazione delle grandi opere della maturità dell’autore”.
Filo conduttore sono le crisi di nervi dei protagonisti, che creano situazioni paradossali in contrapposizione al testo stesso e sviluppano un sottotesto critico verso la società fintamente moralista e ipocrita, svelando le nevrosi della borghesia russa di fine Ottocento.
L’Orso, I danni del tabacco e La domanda di matrimonio sono tre variazioni sul tema dell’umana ipocrisia in salsa borghese, in cui i personaggi sono messi alla berlina mentre cadono in una crisi di nervi provocata dal cedimento delle apparenze.
Ne L’Orso la protagonista (Maddalena Crippa) è una vedova che ostenta il lutto mimetizza sotto un pesante velo nero, seduta davanti alla foto del defunto a cui giura eterna fedeltà nonostante i tradimenti subiti. La svolta giunge con un creditore del marito (Alessandro Sampaoli) determinato a riscuotere quanto gli spetta con modi poco ortodossi, sfidando perfino la donna a duello. Lei non sa tirare di pistola, l’anziano servitore (Sergio Basile) è sbigottito, le sedie della stanza si sgangherano a ogni energico scuotimento così come crollano tutte le certezze, e intanto il disprezzo di lei per la villania e la misoginia di lui si tramutano in reciproca attrazione.
Ne I Danni del Tabacco un professore (Gianluigi Fogacci), incaricato dalla moglie direttrice di un collegio di tenere una conferenza sugli effetti negativi del tabacco, devia continuamente dall’argomento, confessando di voler mettere fine all’opprimente vita coniugale. Fumatore e asmatico, subisce i soprusi della dispotica consorte che lo sfrutta e lo deride. La conferenza diventa così il pretesto per poter dar sfogo, in totale libertà, alla sua rabbia repressa in un monologo denso di amarezza e disagio esistenziale, drammaticamente comico.
Ne La Domanda di matrimonio un possidente (Alessandro Averone) ipocondriaco e timido decide di sposare una ricca proprietaria terriera (Emilia Scatigno) e ne chiede la mano al padre (Sergio Basile). La ragazza ne è felice ma si innesca tra i due promessi un battibecco isterico sulla proprietà di un terreno e sui cani di razza di entrambi condito di spasmi, fobie e tachicardia che scatenano un’esplosiva comicità, con un continuo rovesciamento dei punti di vista mercé la mediazione dell’improvvido genitore.
La regia rigorosa ed essenziale di Peter Stein conferisce un’elegante comicità alle situazioni ridicole e contraddittorie, valorizzando la verve comica degli attori senza scadere nella farsa. L’adattamento di Peter Stein e Carlo Bellamio sottolinea le nevrosi borghesi e l’instabilità emotiva acutamente espresse da Čechov, guadagnando il Premio Maschere del Teatro 2024 per la migliore regia.
Maddalena Crippa è una altera signora della borghesia russa di fine ‘800, in un ricco abito creato da Anna Maria Heinreich, che ha realizzato tutti i costumi. Alessandro Sampaoli nei panni del creditore è godibile, Gianluigi Fogacci è adeguatamente patetico nel suo efficace monologo, Alessandro Averone è esilarante nel ruolo del caparbio innamorato sopraffatto dai tic, Sergio Basile è divertente e sprovveduto nei ruoli del servitore e del padre della sposa, che Emilia Scatigno caratterizza con una frizzante vivacità verbale e fisica dal ritmo irrefrenabile.
I tre atti unici sono rappresentati uno di seguito all’altro con chiusura del sipario solo per il cambio scena (di Ferdinand Woegerbauer con luci di Andrea Violato) sottolineato dalle note di un valzer e un vivace can can.
Tania Turnaturi

