Harding sul podio, regia di Vincent Huguet, sul palco un cast di acclamati interpreti wagneriani. Sold out in Sala Santa Cecilia a Roma.
Fra le più imponenti, spettacolari e coraggiose degli ultimi anni l’inaugurazione della stagione sinfonica 2025/2026 dell’Accademia di Santa Cecilia con Die Walküre (La Valchiria), secondo capitolo, ma cuore pulsante del Ring di Richard Wagner, eccezionalmente proposto in forma scenica con la funzionale regia di Vincent Huguet.

Sul podio trionfa Daniel Harding, neo direttore musicale dell’Accademia (in carica da un anno, ma già amatissimo) con una lettura inconsueta e personalissima di Wagner, sempre all’insegna del chiaroscuro e dell’equilibrio, ma senza troppi eccessi.

Meno travolgente di un consueto Wagner (dicasi lo stesso per l’attesa Cavalcata delle Valchirie che apre l’ultimo atto, ma che si insinua melodicamente nel secondo), ma molto intimista e lirica, come si addice al dramma, sostanzialmente un susseguirsi di duetti o terzetti (e senza l’impegno del Coro), in linea con l’andamento narrativo del dramma che racconta i drammi degli dei e degli uomini. Meritato plauso alla consueta elasticità dell’Orchestra, ma anche alla sua morbidezza e soprattutto agli incantevoli pianissimo orditi da Harding che trasportano lo spettatore in un tempo quasi infinito, senza tralasciare momenti pagine che richiedono maggiore energia per dare forza al dramma.

Tre serate completamente sold out con un eccezionale cast impiegato per un’operazione del genere che entusiasma il publico nonostante il trascorrere (quasi sei) delle ore: a richiamare il pubblico anche l’eccezionalità dell’evento che traporta subito l’ascoltatore nella Prima Giornata, nel pieno vivo dell’azione concentrandosi sull’avvincente storia dei dei fratelli mortali Siegmund e Sieglinde, figli del dio Wotan, che si innamorano nonostante siano gemelli.

Per proteggere i due amanti la valchiria Brünnhilde, figlia di Wotan nonché sua prediletta, sfidandolo, disobbedisce al padre, ma sarà salvata dal suo destino dall’eroe Sigfrido, figlio di Siegmund e Sieglinde.
Insomma, fra dramma, incesto, sesso, vendetta e tradimento c’è veramente di tutto anche se al centro resta sempre la dicotomia uomini/déi e la responsabilità che si assume la coraggiosa Brünnhilde nello sfidare il padre il nome dell’amore.

A decretare il successo, un cast eccezionale a cominciare dall’autorevolezza vocale di Michael Volle, intenso e severo Wotan, fedifrago traditore ossessionato dalla libertà concessa agli uomini. Spicca per brillantezza vocale la tormentata, ma passionale Sieglinde dell’esile Vida Mikneviciuté, in crescendo il timbro virile di Jamez McCorkie nel ruolo di Siegmund. Trascinante l’interpretazione di Brünnhilde di Miina-Liisa Värelä che sfida il padre nel tentativo di salvate l’incestuoso eroe, impeccabili il tremendo Hunding di Stephen Milling, o e l’imponente Fricka di Okka von der Damerau.

Minimaliste, ma imponenti le scene di Pierre Yovanovitch tutte in bianco, con scalinate e praticabili nonché minimi cambiamenti visivi affidati alle luci e qualche inserimento poco comprensibile all’insegna del Led (l’albero stilizzato, la lupa): per il regista d’altra parte la scena richiama un“mausoleo costruito su un’antica tomba, con le sue diverse stratificazioni abitate da generazioni successive” in un luogo quasi senza tempo.

Magnifici e legati a una precisa epoca storia, invece i costumi del giovane Edoardo Russo in collaborazione con la storica sartoria Tirelli Travetti Sartoria che s’ispirano all’antica Roma e si arricchiscono della sua evoluzione: gli umani indossano curati abiti in stile romano così come sono eleganti gli abiti delle divinità (Fricka in bianco greco romano), mentre le imponenti Valchirie, le figlie di Wotan che conducono i guerrieri morti valorosi nel Walhalla, rappresentano la summa di un percorso creativo che unisce alla loro visione tradizionale un tocco innovativo, ma storico con sontuosi abiti in seta nera e vistosi gioielli in oro.

Inedita ovviamente una Valchiria come quella vista a Roma con l’Orchestra (con numerosi aggiunti posizionati anche nella galleria laterale) posizionata davanti ai cantanti non nel golfo mistico di Wagner e del suo trascendente dramma totale. Ovazioni finali all’intero cast, all’Orchestra, ad Harding.
Fabiana Raponi

