Settimio Pisano: «Ira è uno spazio di incontro, ascolto e scambio. È un luogo in cui sensibilità, pratiche e immaginari diversi s'incontrano, generando nuove domande e nuove possibilità»
Al via sotto il segno della condivisione e dell’innovazione IRA Festival
2026. Dal 18 giugno Soverato (Catanzaro) in Calabria è diventata il cuore pulsante delle arti
performative contemporanee, accogliendo artisti, operatori culturali e pubblico provenienti
da tutta Italia e dall’estero per la seconda edizione del progetto ideato e co-diretto da
Settimio Pisano e Pietro Monteverdi.
Un festival che, fin dalla sua apertura, ha scelto di raccontarsi attraverso il valore delle
relazioni. Nel suo discorso inaugurale, Monteverdi ha voluto condividere con il pubblico
non solo l’entusiasmo per l’avvio della manifestazione, ma anche la complessità e la forza
che accompagnano ogni processo creativo.
«Sono convinto che riusciremo a fare cose ancora più belle, perché la bellezza non
sempre coincide con la grandezza; anzi, credo che la gioia, la bellezza e l’umanità si
trovino anche, e soprattutto, nelle piccole cose», ha dichiarato il co-direttore artistico,
ringraziando artisti, staff, istituzioni e pubblico che hanno contribuito al perfetto
funzionamento della macchina organizzativa del Festival.
Parole che hanno trovato eco nel messaggio di Settimio Pisano: «IRA è uno spazio di
incontro, ascolto e scambio. È un luogo in cui sensibilità, pratiche e immaginari diversi si
incontrano, generando nuove domande e nuove possibilità».
La serata inaugurale ha restituito immediatamente il senso di questa visione condivisa. Al
Teatro sul Mare, complice anche uno scenario naturale perfetto, Fortuna – Naufragio
all’inverso di Piergiorgio Milano ha aperto il programma con un viaggio poetico ed
evocativo tra circo, acrobatica e danza contemporanea, mentre al Teatro Comunale il
pubblico ha atteso con interesse e fermento Amazzoni di Silvia Gribaudi, una riflessione
intensa e fisica sulla libertà, il corpo e la presenza femminile, un allenamento costante a
stare, ad esistere, come singolarità e come “branco”.
Al termine della performance, Gribaudi ha raccontato l’origine del progetto con parole che
sembrano dialogare perfettamente con lo spirito di IRA: «È uno spettacolo in cui spero
arrivi questa grande generosità che è la presenza e un senso di libertà che nasce da uno
sforzo continuo, un allenamento di libertà». E proprio a Soverato, ha aggiunto, è possibile
ritrovare «il senso di costruire relazioni costruttive per tirar fuori nuove idee», in un luogo
«capace di rigenerare artisti e visioni».
La seconda giornata ha confermato la natura laboratoriale e internazionale del festival.
Non solo i “Pitch&Drink” con curatori e artisti, sezione dedicata alla presentazione degli
Open Studios e dei progetti di residenza, ma l’apertura degli stessi al pubblico. La
programmazione si è aperta con The Perfect Moment, nuovo duo coreografico di Matteo
Sedda, in cui i danzatori in nudo integrale si muovono secondo geometrie costanti in un
gioco di potere silenzioso e magnetico.
E ancora Gianmaria Borzillo con E la bella stanza è vuota, in scena un “ritrovo di solitudini”
sull’album Diamond Jubilee di Cindy. Al tramonto, Giorgia Lolli con il suo Body Sweats (for
Elsa) ha portato a compimento la sua ricerca dedicata alla Baronessa Elsa von Freytag-
Loringhoven, poetessa e artista d’avanguardia, apripista del movimento Dada. Già ospite
della prima edizione di Ira, aveva entusiasmato il pubblico allora come ora.
Più tardi, a teatro, la prima nazionale di Focu Meu del coreografo franco-canadese
Benjamin Kahn ha indagato il rapporto tra individuo e collettività attraverso una scrittura
coreografica e fisica intensa e travolgente. Infine è stata la volta di Diluvio, una pioggia
battente e ritmica di luci, suoni, corpi, voci in cui Nicola Galli s’ispira al Signore delle
mosche di William Golding, e ieri, sabato 20 giugno, il festival è entrato nel suo terzo giorno con una delle esperienze più radicali dell’intero programma: Stanza (Soverato) di Gaetano Palermo e Michele
Petrosino. Una performance one-to-one ospitata nelle camere dell’Hotel San Domenico,
dove il pubblico entra individualmente in uno spazio intimo e sospeso, condividendo il
tempo con un performer immerso in uno stato di abbandono tra veglia e sonno.
Accanto a questa esperienza immersiva, i diversi spazi del festival ospitano Malia – studio
sull’incanto di Parini Secondo, Special K di Davide Tagliavini e Daughter of the Factory di
Silvia Viviani, tre percorsi di ricerca che testimoniano la pluralità di sguardi e linguaggi
sostenuti dal progetto IRA. La serata proseguirà con Manifestus di Jacopo Jenna al Teatro
sul Mare e con la prima nazionale di Under Control dello sloveno Luka Piletič, spettacolo
che chiude la giornata interrogando i meccanismi del controllo e dell’esposizione del corpo
contemporaneo.
Oggi, domenica 21 giugno, il festival vivrà il suo ultimo atto senza rinunciare alla
tensione verso il futuro. Oltre a Stanza (Soverato), nuovi affacci sui processi creativi con
Chucao – Sensitive Interface Biome di María Catalina Jorquera, Vorreië ca scissë la lunë,
concerto performativo di casagrande//giorgini e Nu di Virginia Spallarossa, progetto
coreografico che si ispira all’estetica barocca.
In serata sarà la volta della prima assoluta site-specific Nico, Desertshore di Giovanfrancesco Giannini, un concerto di danza ispirato alla musica, alla voce e all’universo di Christa Päffgen. La chiusura è affidata all’argentino
Juan Pablo Galimberti con Todo lo que me falta, in Prima europea, lavoro teatrale che
suggella la vocazione internazionale di un festival capace di mettere in dialogo geografie,
poetiche e comunità differenti.
E mentre il mare continua a fare da orizzonte e da sfondo a queste intense giornate, IRA
Festival conferma la propria mission più autentica: non una rassegna di spettacoli, ma una
comunità temporanea costruita attraverso l’ascolto, la sperimentazione artistica e la
condivisione. Un progetto culturale che continua a crescere mantenendo saldo il proprio
legame con il territorio e con le persone che lo attraversano, trasformando la
partecipazione in un’esperienza comune capace di generare dialogo, consapevolezza e
nuove prospettive.

