Successo per il classico di Guth: limpida la direzione di Tjeknavorian sul podio grande cast con Erwin Schrott, Germán Olvera, Roberta Mantegna, Martina Russomanno, Elmina Hasannel. Fino al 23 settembre a Roma
Applausi a scena aperta per Le nozze di Figaro di Mozart in scena, per la prima volta in Italia, al Teatro dell’Opera di Roma, nello storico allestimento di Claus Guth in scena fino al 23 settembre.
Un allestimento ormai diventato un classico, un grande cast di voci, Schrott, Olvera, Russomanno, Mantegna, Hasannel, e la direzione analitica del giovane Emmanuel Tjeknavorian decretano il successo di uno spettacolo semplicemente travolgente.

Creato per il Festival di Salisburgo nel 2006, in occasione dei 250 anni della nascita di Mozart, l’allestimento di Guth è diventato ormai nel corso di 20 anni un vero e proprio classico che si conferma dopo anni ancora audace, ma sofisticata rilettura della prima opera della trilogia (capolavoro) Mozart/Da Ponte.
Sul podio dell’Orchestra capitolina, la direzione Emmanuel Tjeknavorian (al debutto al Costanzi) viennese e di famiglia di musicisti di origine armena, classe 1995, Premio Abbiati 2025 come miglior direttore, dal 2024 direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, viene accolta con entusiasmo dal pubblico.

Il direttore sceglie consapevolmente una lettera più precisa che travolgente: molto attenta a esaltare i pianissimo e tutti i dettagli, è sempre limpida e brillante, ma particolarmente attenta alle sfumature perdendo un po’ della vena dinamica della partitura, della “folle” giornata e a tratti della velocità dei tempi che sembrano invece offrirsi alla platea per favorire un ascolto più attento.
Grandioso in quest’ottica il lavoro nel dialogo e sostegno delle voci e dei recitativi che assumono pienezza esplicativa e importante tanto quanto le celebri arie dell’opera offrendo un ascolto attento e meno usuale.

Una lettura musicale del genere si sposa adeguatamente all’idea portante dell’allestimento di Guth dove coesistono una sottile, ma prorompente dimensione erotica e una complessa vena psicologica, offrendo una nuova, audace lettura delle Nozze.
Qualche esempio? Susanna è realmente attratta dal Conte, fra reticenza e baci rubati, la Contessa non è affatto indifferente al fascino Cherubino e il Conte è un uomo di potere, ma quasi in balìa degli altri, quasi angosciato e a disagio che si asciuga perpetuamente con un fazzoletto, mente Figaro in effetti è legato allo status quo.

Per il regista il cuore pulsante dell’azione è infatti Cherubino, giovane incontrollabile, quasi anarchico nella sua innocenza e nell’incapacità di controllare le sue pulsioni. Il regista introduce quindi in scena Cherubin, interpretato anche a Roma come a Salisburgo nel 2006, da Uli Kirsch, attore, danzatore e acrobata, che diventa un doppione alato, muto e dispettoso di Cherubino, la forza eversiva dell’eros che governa i personaggi piegandoli alla sua volontà. Ma il lieto fine conferma la ricostituzione dell’ordine come la commedia esige e la “sconfitta” di Cherubin messo all’angolo dai personaggi.

L’allestimento viene ambientato in un indefinito Novecento all’interno di un grande palazzo alto borghese/aristocratico quasi al di fuori di fuori del tempo e dello spazio. La scenografia di Christian Schmidt offre al pubblico una grande finestra e delle enormi scalinate, simbolo del labirinto e dell’imprevedibilità dei rapporti umani, favorendo pienamente la dinamicità della vicenda. Unico tocco moderno il video con i nomi dei personaggi che confermano li loro intricati rapporti.
La scenografia si dimostra così adatta per tutti gli atti, ma penalizza fortemente la drammaturgia (che resta solo suggerita e un po’ fumosa) del quarto atto in giardino rievocato solo nel fogliame dalle luci di Olaf Winter (che lascia anche spesso emergere sinistre ombre).
La scena in ogni caso praticamente statica e monumentale, ha il pregio di riportare l’attenzione sulla vicenda distogliendo poco l’attenzione dai cantanti, ma lasciando emergere soprattutto le intricate dinamiche delle relazioni umane: Le nozze diventano allora non solo più una folle giornata di equivoci, ma si trasformano in un travolgente “dramma comico” che mostra tutte le sfumature, le incertezze, l’incontrollabilità dei sentimento umano, fra razionale e irrazionale.

I personaggi indossano abiti (di Schmidt) di tagli e linee minimalisti abiti moderni, di fatto tutti di colore ceno o grigio on qualche tocco di bianco (unico vezzo le maniche a sbuffo dell’abito nuziale di Susanna) , e con un Cherubino in abiti blu da scolaretto.
Non ci sono inoltre oggetti scenici, eccezioni fatta per le piume sparpagliate da Cherubin, regista in scena, e tutto sembra riportare alla luce l’importanza dei gesti, dei movimenti anche grazie a una regia quasi imprevedibile a gesti energici e accurati, a tratti sorprendenti.

Tutta la complessità dei personaggi riproposti in un’ottica inusuale prende vita grazie a un grandioso cast, che accosta stelle internazionali e italiane, dalle voci straordinarie.
Erwin Shrott spadroneggia nella grandiosità vocale e interpretativa regalando la spavalderia di un Figaro moderno e ricchissimo di sfumature accanto a Martina Russomanno, apprezzata per l’esordio al Costanzi con Tancredi, che incanta il pubblico con una magnifica e gioiosa Susanna.
Convincono il Conte di Germán Olvera, tanto autorevole quanto angosciato (e raggirato), la Contessa dolente di Roberta Mantegna, incantevole il Cherubino di Elmina Hasan. Ottimi Monica Bacelli (Marcellina) e Roberto Scandiuzzi (Bartolo) nonché Marcello Nardis cupo Basilio, Blagoj Nacoski (Don Curzio), Jessica Ricci (promettente Barbarina) e Alejo Alvarez Castillo (Antonio).
Coro grandioso di Ciro Visco. Ancora tre le recite in cui si alternano i due cast in scena: domenica 20 (ore 16.30), martedì 22, mercoledì 23 (ore 19.00). Info e biglietti www.operaroma.it
Fabiana Raponi

