Nell'ambito del Percorso costruito con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, dal 30 settembre al 4 ottobre a Roma
Gli appuntamenti della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival dedicati alla danza internazionale e relizzati con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels proseguono nel segno della ricerca sul corpo nella sua dimensione più intima e fisica.
Il 30 settembre e il 1°ottobre, Romaeuropa, Dance Reflections by Van Cleef & Arpels e Accademia di Francia a Roma, presentano nella cornice di Villa Medici Lora di Rachid Ouramdane, interpretato da Lora Juodkaite, che racconta una pratica gestuale personale diventata nel tempo uno strumento di equilibrio e trasformazione.
Dal 2 al 4 ottobre, al Mattatoio, invece Muette di Boris Charmatz porta lo spettatore a stretto contatto con un corpo che si confronta con il silenzio, il respiro e ciò che non riesce a diventare parola.
Lora racconta la storia singolare della ballerina lituana Lora Juodkaite. Vorticando su se stessa fino alla vertigine, Juodkaite ha sviluppato una pratica gestuale personale che l’ha accompagnata, e confortata, fin dall’infanzia. Come un rito di passaggio a una dimensione altra in cui ricostruire il proprio equilibrio dentro il movimento, suo e del mondo.
Tra ritratto coreografico, performance e testimonianza, lo spettacolo è un appassionato assolo estratto dalla performance TORDRE, creata nel 2014 ad Annecy per le danzatrici Annie Hanauer e la stessa Lora Juodkaite, fedeli interpreti del mondo di Rachid Ouramdane. Il coreografo francese spinge gli artisti a trovare il gesto che li rende chi sono, esplorando uno spazio che oscilla tra poesia e terapia. «Tutte le mie opere testimoniano la capacità in ognuno di noi di superare le difficoltà, di lottare contro ciò che ci imprigiona, di trasformare la realtà invece di soffrirne», afferma Ouramdane, dal 2021 direttore del Chaillot-Théâtre national de la danse.
In Lora continua la sua ricerca con lo stile che lo contraddistingue e che lo ha reso popolare a livello internazionale: quello della testimonianza sussurrata, della rivelazione discreta, di una messa in scena dell’intimità, paziente e delicata.
Il biglietto dello spettacolo permetterà inoltre l’accesso a una visita guidata al complesso di Villa Medici, in programma il 30 settembre e il 1° ottobre al termine della performance (ore 18:30). La visita, della durata di poco più di un’ora, accompagnerà il pubblico alla scoperta degli ambienti della Villa, con un percorso dedicato prevalentemente agli spazi interni del complesso. Le visite si svolgeranno in piccoli gruppi (15/20 persone circa) e saranno condotte da guide specializzate. Un’occasione per approfondire la storia e l’identità di uno dei luoghi più significativi del patrimonio culturale romano.
Dal 2 al 4 ottobre, al Mattatoio, Boris Charmatz torna al Romaeuropa Festival con Muette, coproduzione REF, presentato in prima nazionale. Un assolo intimo e radicale, costruito sul silenzio, sul respiro e su ciò che il corpo riesce a dire quando le parole vengono meno. Più raccolto rispetto al precedente lavoro del coreografo francese, Muette trova ne La Pelanda del Mattatoio una dimensione di prossimità, portando lo spettatore a stretto contatto con il corpo del danzatore.
Boris Charmatz, originario di Chambéry, si è formato alla Scuola di danza dell’Opéra di Parigi e al Conservatorio Nazionale Superiore di Lione. Ha diretto il Musée de la danse e il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ed è ideatore di progetti sperimentali come la scuola effimera Bocal e Terrain. La sua ricerca mette in relazione creazione e repertorio, teoria e trasmissione, portando la danza in contesti e formati non convenzionali.
Con Muette, prosegue l’indagine sul respiro già avviata in SOMNOLE, procedendo per sottrazione. Lo spazio è ridotto all’essenziale, senza elementi decorativi, costumi o musica, sotto una luce cruda e statica. Al centro c’è il corpo e, soprattutto, il volto: la bocca diventa il punto da cui la danza prende forma, attraverso apnee, tensioni, tremori, smorfie e movimenti appena percettibili. La fisicità dell’artista cerca di esprimere quella che lui stesso definisce “un’intimità che aderisce alla pelle”, lasciando affiorare ciò che il linguaggio non riesce a formulare.
L’origine di Muette risale alle prove di Liberté Cathédrale (2023). Da questa esperienza nasce una danza che non cerca semplicemente di rappresentare il silenzio, ma di lavorare su ciò che rimane incastrato, su quello che non riesce a diventare parola. Il silenzio di Muette è però una materia sonora complessa: anche quando è muto, il corpo produce rumore attraverso il movimento, i blocchi e le apnee. Se SOMNOLE era animato da un fischio e da una musica mentale che oltrepassava le labbra, Muette si concentra su ciò che non esce. Una bolla di saliva sulle labbra, un respiro interrotto, un gesto trattenuto diventano gli elementi di una coreografia precisa e fragile, sospesa tra controllo e cedimento.
La scelta dell’assolo segna un cambio di scala nella ricerca di Charmatz, artista abituato a confrontarsi anche con grandi masse di interpreti, come i 200 performer di CERCLES. Qui la scena si concentra sulla solitudine del corpo e sulla sua esposizione, sulla vulnerabilità del primo gesto e sull’incertezza che precede ogni movimento. Emergono anche immagini legate all’infanzia: il corpo che si spoglia in un angolo, il gesto della bolla di saliva, una danza costretta a controllare ogni movimento per non romperla.
Nel rapporto ravvicinato con il pubblico, ogni respiro diventa gesto, ogni esitazione movimento, ogni silenzio una presenza.
Muette costruisce così una danza minima e intensamente fisica, una fragile bolla che sembra contenere al proprio interno un grido ancora inespresso.

